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Melissa, Riace e le comunità ospitali
Poco più di cento famiglie, un mosaico di vicoli, case arroccate su un costone di roccia tra la costa jonica e la Sila Grande, grotte rupestri, i resti del castello medievale, il musei del vino e dell’olio, il monumento che ricorda la strage di contadini avvenuta nel 1949 sul Fondo Fragalà e un Centro di ricerca sulle lotte contadine nel Sud Italia. È Melissa, in provincia di Crotone, conosciuta per il suo vino, il Cirò e il Melissa appunto, per l’olio del Marchesato. Il mare è poco lontano, presidiato dalla torre aragonese che ospita il Museo della civiltà contadina e il Centro di ricerca della cucina tipica calabrese. Nel centro storico fervono i lavori per recuperare e riqualificare le case abbandonate -più di 250- e valorizzare l’ospitalità della gente del posto creando un albergo diffuso articolato in 32 residenze per 116 posti letto, secondo il progetto “Comunità ospitali” messo a punto dalla rete dei Borghi autentici d’Italia, che in Calabria conta dieci soci. Oltre a Melissa, ci sono S. Giovanni in Fiore, Falerna, Gimigliano, e più a Sud, nel Golfo di Squillace, Badolato, Guardavalle, Petrizzi, Santa Caterina dello Jonio, Torre di Ruggiero e, ultimo arrivato, Riace, dove dal 1999 l’associazione Città Futura “Giuseppe Puglisi”, guidata dal Sindaco Domenico Lucano, porta avanti “Riace Village”, un progetto di ospitalità diffusa, accoglienza dei profughi, recupero e valorizzazione degli antichi mestieri artigianali.
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