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Il primo nucleo della città di Ferrara si formò intorno alla chiesa di San Giorgio Vecchio, eretta, nel 657 d.C. in sede vescovile. Nel VIII sec. faceva parte dell’ esarcato di Ravenna e insieme a questo venne ceduto da Carlo Magno al papato nel 774.
Passò alla potente famiglia dei Canossa sul finire del sec. X e nel 1100 acquistò fisionomia urbana diventando comune libero, con consoli annualmente eletti dalla popolazione.

L’ inevitabile sbocco signorile si realizzò nel 1267, quando Obizzo II si fece acclamare “signore perpetuo” di Ferrara. Il podestà di Ferrara e le altre magistrature comunali furono assoggettate al potere dispotico del signore estense. Gli Estensi diedero ai propri domini una spiccata impronta feudale, sviluppando piuttosto la produzione agricola, con grandi opere di bonifica, che non le infrastrutture e i traffici. L’ attività bancaria e creditizia fu esercitata in prevalenza dalla colonia ebraica che a Ferrara trovò condizioni particolarmente favorevoli.

Fu grazie alla corte estense che Ferrara divenne, nel Quattrocento e nel Cinquecento, uno dei centri principali della civiltà umanistica e rinascimentale. Il mecenatismo estense arricchì il teatro e la letteratura accogliendo a corte Matteo Maria Boiardo, Ludovico Ariosto, Torquato Tasso, fautori del poema cavalleresco e insieme autori di commedie e drammi che, messi in scena, fecero di Ferrara la capitale del teatro italiano per tutto il Cinquecento.

L’ inizio del declino di Ferrara si può datare al 1598, quando papa Clemente VIII riuscì a prendere possesso della città e la corte estense si trasferì a Modena. Per tre secoli Ferrara sarà retta da cardinali legati. Il governo dello Stato della Chiesa ebbe nella città e nella campagna circostante effetti negativi: le campagne si impoverirono per la mancanza di manutenzione delle acque ( l’ impaludimento era una delle minacce principali per la regione) mentre la vita cittadina stava vivendo un generale decadimento. Nonostante il giudizio negativo dell’ amministrazione cardinalizia la città si arrichì culturalmente con la nascita delle Accademie e la presenza di artisti di qualità.

Gli anni che vanno dal 1796, data di arrivo dei francesi a Ferrara e inizio del dominio napoleonico, al 1859 , quando austriaci e papalini lasciano la città nelle mani del popolo insorto, sono vissuti in uno stato di continua tensione, con pochi interessi per i problemi urbani, fino a che nel 1860, vi fu l’unificazione d’Italia.
Con l’ unificazione la grandiosa opera di bonifica e poi l’ introduzione della bieticoltura sconvolsero i vecchi rapporti di produzione nelle campagne e favorirono la penetrazione del capitalismo e la formazione di un vasto e misero bracciantato che ,dopo la crisi degli anni ’80, aderì alla propaganda socialista e diede vita a grandi scioperi e agitazioni.
Il periodo bellico della seconda guerra mondiale fu segnato dalle persecuzioni nazifasciste contro la comunità ebraica, e da duri bombardamenti che distrussero molti monumenti della città, tra cui anche le tre sinagoghe.

Nel secondo dopoguerra una rapida ripresa economica e demografica della città venne favorita dall’ insediamento di industrie meccaniche e chimiche e dai nuovi allacciamenti stradali che sempre meglio hanno inserito l’ economia di Ferrara nel circuito italiano e europeo. La tutela e la valorizzazione del centro storico diventano i principali obbiettivi del governo municipale e fanno di Ferrara un polo di riferimento europeo della difesa dell’ ambiente urbano e architettonico.

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