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In Benin alle radici del voodoo

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Il Benin è un piccolo tassello nel mosaico dell'Africa Occidentale. Un dito di terra. Due millimetri di costa sulla carta geografica e un lungo affondo a Nord, verso gli altopiani del Sahel. Le sue vicende da noi non fanno notizia e non è neanche una meta turistica gettonata. Ma ha spiagge orlate di palme, città coloniali, villaggi dalle architetture uniche e una storia importante, che si concentra a Ouidah, una cittadina non distante dalla capitale Porto Novo e dal principale centro commerciale del Paese, Cotonou.
Da qui, tra il 1600 e il 1700, quando questo tratto del Golfo di Guinea faceva parte del grande Regno del Dahomey, famoso per le leggendarie amazzoni, partirono migliaia di uomini e donne venduti ai mercanti europei per essere spediti nelle colonie d'Oltreoceano. Oggi Ouidah fa parte della "Rotta degli schiavi", l'itinerario culturale istituito dall'Unesco nel 1993 per ricordare la tratta, e ha una sua Strada della memoria che va dal centro cittadino, dove si svolgevano la contrattazione e la marchiatura a fuoco, fino alla spiaggia da dove partivano le navi negriere, passando per il "Memoriale della schiavitù" e la "Porta del non ritorno". Si dice che, prima di essere imbarcati, i prigionieri girassero sette volte intorno a un "albero dell'oblio" per dimenticare il passato, e poi tre volte intorno a un "albero del ritorno" perché le anime potessero tornare alla terra d'origine dopo la morte. Se le anime siano tornate, chi può dirlo. E' certo invece che chi partiva non dimenticava e che con gli schiavi si diffuse nel Nuovo mondo anche il culto animista di cui il Benin è stata la culla: il Vudù, o Voodoo, o Vodon.
E' così che la storia di questa religione millenaria, denigrata e perseguitata in tutto il mondo, e anche in patria finché nel 1992 è stata riconosciuta tra le religioni ufficiali, si intreccia strettamente con quella della schiavitù.

Oggi il Benin le celebra lo stesso giorno, proprio sulla spiaggia di Ouidah, dove ogni 10 gennaio si tengono contemporaneamente la Commemorazione della schiavitù e la Festa internazionale del Vudù, che richiama fedeli e turisti da tutto il mondo.

"Fin dal mattino un fiume di gente si rovescia per le strade, per poi raggiungere la laguna e infine la spiaggia. Donne con abiti variopinti e sgargianti, o sacerdotesse vestite di bianco [...] Ogni gruppo di cerimonia è riconoscibile per lo stesso colore del pagne (tessuto usato come abito); i sacerdoti li guidano intonando canti e nenie, che ogni tanto danno origine a danze sfrenate. [...] Chi ha partecipato a questa celebrazione una volta non la dimentica più, l'aspetto religioso supera di gran lunga il folklore", racconta sul suo blog Flavio Nadiani, italiano originario di Faenza, che insieme alla moglie beninese ha fondato a Ouidah la 'Maison de la Joie'.
La Maison è una casa-famiglia che accoglie donne in difficoltà e una trentina di bambini, molti dei quali vidomegon, piccoli schiavi moderni venduti dalle famiglie e destinati a lavorare nei mercati di Cotonou, o nelle cave di pietra e nelle piantagioni del Niger e di altri paesi vicini. Una piaga che in Benin colpisce circa 400.000 minori, secondo le stime dell'Unicef. La Casa vive della solidarietà di Ong e associazioni, come il Comitato di amicizia di Faenza, e delle entrate portate dai turisti, che vengono ospitati in dieci camere doppie, con bagni al piano.
Flavio propone anche percorsi per visitare Ouidah: la Foresta Sacra, abitata dalle divinità Vudù, il Tempio del Pitone, il Forte Portoghese, dove si trova il Museo storico, il quartiere brasiliano, fondato dai primi schiavi liberati e tornati in patria. Da qui poi si può partire alla scoperta di Abomey, capitale dell'antico Regno del Dahomey, o dei villaggi delle numerose etnie che popolano il paese.
I contatti per informazioni e prenotazioni si trovano sui blog di Flavio (http://africailturismoviaggi.myblog.it/ e http://www.webalice.it/flavio.nadiani/index.html). Per chi invece preferisce il viaggio organizzato, T-erre (www.t-erre.it) e Viaggi & Miraggi (www.viaggiemiraggi.org), due tour operator italiani specializzati in turismo responsabile, propongono tra la fine di dicembre e i primi di gennaio viaggi di gruppo in Benin con alloggio alla Maison e tappa al Festival del Vudù. Partenze il 23, 26 e 29 dicembre.

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