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Lungo il fiume, tra Milano e Bergamo, c’è un museo a cielo aperto da visitare a piedi o in bici. Un percorso tra chiuse, conche e canali progettati dal Maestro, ma anche ville, castelli, antiche fabbriche, centrali elettriche in stile Liberty e un villaggio operaio patrimonio dell’Unesco.
Si dice che lo scorcio di acqua e pietra che fa da sfondo alla “Vergine delle rocce” si sia impresso negli occhi di Leonardo guardando scorrere l'Adda. Qualcuno azzarda perfino che lo stesso paesaggio sia la cornice del sorriso della Gioconda. Di certo si sa, dal Codice Atlantico e da altri schizzi e scritti lasciati dal Maestro, che tra la fine del 1400 e i primi del '500, il genio da Vinci fece studi di ingegneria idraulica per la navigazione da Milano al Lago di Como e soggiornò per lunghi periodi a Vaprio ospite del nobile Girolamo Melzi. Progettò chiuse, conche e canali, e un traghetto a trazione manuale capace di sfruttare le correnti, ancora in servizio tra Imbersago e Villa d'Adda.
L'imbarcadero del traghetto è oggi la Porta Nord dell'Ecomuseo Adda di Leonardo, che segue il corso del fiume per il tratto che segna il confine tra le province di Milano e Bergamo, nel Parco Adda Nord. Come tutti gli ecomusei, nati per rappresentare la cultura di un territorio mantenendola viva, anche questo non ha tetto né pareti, né vetrine né reperti. È un itinerario che invita a vedere, viaggiando lenti, a piedi o in bici, le tracce degli interventi del Maestro del Rinascimento, ma anche molto altro: le forre, le chiuse, le grandi ruote idrauliche, le conche dei navigli Martesana e Paderno, i campi coltivati e le aree boscose che costeggiano le sponde - scampoli dell'antica foresta padana - le chiesette, i santuari e le ville rinascimentali, le dighe e gli affascinanti edifici delle centrali idroelettriche Esterle, Taccani e Bertini tuttora in funzione, gli opifici per la produzione di carta e tessuti costruiti tra '800 e '900, la fabbrica che fu dei Crespi con il villaggio operaio che dal 1995 è nella lista del Patrimonio dell'Umanità dell'Unesco.
Si può entrare dalla Porta Nord, quella del traghetto, o da quella Sud, nei pressi di Cassano, distante una ventina di chilometri, e anche da vari punti lungo il percorso. A Cornate, in un'antica stazione di posta, il centro visitatori mette a disposizione le informazioni per affrontare da soli la passeggiata. Per le visite guidate, le offerte per le scuole e i pacchetti turistici, ci si può invece rivolgere alla cooperativa sociale Coclea, che gestisce l'ecomuseo insieme all'associazione creata nel 2006 dai dieci Comuni del territorio. La cooperativa ha attivato da poco un centro prenotazioni unico (tel. 02 92273118) e sta preparando per la prossima primavera un nuovissimo catalogo di proposte per tutti, che riunisce le offerte di associazioni, cooperative e tour operator del territorio.
Il catalogo non è la sola novità che il museo promette ai visitatori per il 2009. Dopo aver ottenuto il riconoscimento ufficiale della Regione Lombardia e contribuito a fondare la Rete degli ecomusei lombardi nel 2008, fervono ora i lavori dell'ABcD (Adda Biocultural District), un grande progetto avviato un anno fa dal Parco Adda Nord per arricchire i percorsi, riqualificare l'ambiente e l'agricoltura, creare una rete di ospitalità a costi contenuti, promuovere l'uso dei mezzi pubblici, riaprire le vie d'acqua, coinvolgendo tutte le filiere dell'economia locale.
Metro, treno e bici, barca, o tutta bici – è già attiva la ciclovia 6 della Martesana che dal centro di Milano porta fino all'Adda e per il futuro è previsto anche il ritorno alla navigazione del naviglio (www.naviglilombardi.it) – il progetto promette che sarà sempre più facile raggiungere l'ecomuseo facendo a meno della macchina. Le prime novità sono già in arrivo: navette elettriche e la possibilità di noleggiare bici e audioguide teatralizzate a Cassano, Lecco e Paderno, dove arriva la ferrovia, e due linee di navigazione turistica che saranno attive nei fine settimana tra Lecco e Olginate e Brivio e Paderno.
Un progetto che sarebbe sicuramente piaciuto a Leonardo, che mise a disposizione il suo genio per la navigazione dei navigli e, chissà, forse come nel famoso film di Benigni e Trosi, aveva già in testa anche il treno.

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