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Vacanze sull’isola del fuoco

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A Fogo, nell’arcipelago di Capo Verde, i villaggi montani di Chã das Caldeiras hanno sviluppato con l’aiuto della ONG italiana COSPE un’offerta di turismo comunitario. Si dorme nelle casupole di pietra lavica, si sale al “Pico” con le guide locali, si esce in barca con i pescatori…

In uno degli ultimi “paradisi” scoperti dal turismo di massa si trova un “angolo d’inferno”. È Fogo, l’isola del fuoco, nell’arcipelago africano di Capo Verde. Un inferno dal fascino forte e austero. Qui, alle “spiagge bianche e mare cristallino” delle isole di Sal e Boavista – sempre più colonizzate dalla grande industria turistica internazionale, anche italiana, con conseguenze pesanti sull’ambiente e la vita delle popolazioni – si contrappongono picchi vulcanici, paesaggi lunari, colate laviche, spiagge di sabbia nera, scogliere affacciate sulle acque profonde dell’Oceano. Invece di stare sdraiati sulla spiaggia o appollaiati su tavole da surf, i turisti che scelgono questa isola percorrono mari di lava e vigneti e si arrampicano sul Pico da Fogo, oltre 2800 metri sul livello del mare, da dove si vede tutto l’arcipelago e il blu del mare a perdita d’occhio.

Fogo è un vulcano attivo, l’ultima eruzione risale al 1995, e il Pico è solo la più alta delle bocche dalle quali la terra ha vomitato fuoco dando il nome all’isola. Ai suoi piedi si estende un gigantesco anfiteatro naturale, la “Caldeira”, un altopiano largo nove chilometri e circondato da pareti alte fino a 1000 metri. All’interno di questo grande cratere di rocce colorate, cuore di un Parco naturale, vive la comunità di Chã das Caldeiras con la quale da anni la ONG italiana COSPE porta avanti un programma per la valorizzazione delle risorse naturali e dei prodotti locali, in particolare il vino. La produzione è stata riqualificata fino a ottenere un buon prodotto, rosso, bianco e rosé, e le associazioni di agricoltori sono state coinvolte in un progetto di accoglienza turistica. È nata così Chatour, associazione no-profit degli operatori turistici locali.

Oggi a Chã das Caldeiras - che i circuiti turistici capoverdiani considerano solo un punto tappa dove passare una notte prima della salita al Pico - si può soggiornare in una delle case in pietra lavica degli affittacamere di Chatour, una decina in tutto. Non hanno elettricità né acqua corrente, ma mettono a disposizione lampade a gas o a petrolio, candele e secchi di acqua pulita per lavarsi. Da qualche mese c’è poi il B&B “Sirio”, sei stanze triple, gestito da una cooperativa locale e realizzato nell’ambito del progetto COSPE, come anche il bar ristorante “Antares”, che propone una cucina semplice a base di prodotti locali e qualche volta serate di musica e capoeira. Ci sono guide formate per le escursioni nel Parco e sul vulcano. Ci sono “taxisti” che assicurano i collegamenti con l’aeroporto e il centro principale dell’isola, São Filipe, una colorata cittadina coloniale portoghese. Ci sono viticoltori che aprono le cantine ai visitatori e pescatori della vicina costa con i quali si possono fare uscite di pesca a bolentino e giri dell’isola in barca per approdare in qualcuna delle sue spiagge nere o cercare qualche punto protetto in cui fare il bagno, al riparo dalle correnti oceaniche.

Al bar Antares c’è anche un internet point, dove tra l’altro vengono gestiti l’info-center e il sito web di Chatour. L’offerta dell’associazione è tutta online: sistemazioni, servizi, proposte di escursioni, tutto con prezzi e recapiti per chiedere informazioni o prenotare. Per chi invece preferisce i tour organizzati, la cooperativa Viaggi Solidali di Torino ha in catalogo una proposta a Fogo di 9 giorni, con pernottamento al B&B Sirio. Le prossime partenze sono a inizio e fine maggio e a fine giugno. Il paradiso può attendere.

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