Anche i circoli ricreativi delle aziende possono viaggiare responsabile. Sperimentare la ricchezza dell’incontro con le persone e il valore di contribuire al loro benessere. “L’esperienza più bella è stata l’accoglienza in famiglia”, racconta una socia del Cral Unicredit di Torino, di ritorno dal Senegal
Teranga è la parola wolof –la lingua più diffusa in Senegal- per accoglienza. Significa aprire le porte di casa ai visitatori, bere un tè insieme, mangiare dallo stesso piatto. Significa l’ospitalità e la condivisione radicate nella cultura senegalese. Teranga è anche il nome di un progetto della cooperazione decentrata piemontese che ha aiutato le popolazioni senegalesi delle zone di Louga e St. Louis a promuovere l’accoglienza turistica.
Da questa esperienza è nata una proposta di viaggio della cooperativa torinese Viaggi Solidali (www.viaggisolidali.it). Il Comune di Torino, partner del progetto, l’ha sostenuta e fatta conoscere, e alcune aziende l’hanno promossa nei propri circoli ricreativi. È così che qualche mese fa un gruppo di soci dei Cral Unicredit del Piemonte e della Valle d’Aosta è partito per il Senegal. Per dieci giorni hanno viaggiato nel Nord del Paese africano, tra Dakar, Louga e la cittadina coloniale di St. Louis. Hanno visitato il Parco di Djoudj, una straordinaria riserva ornitologica abitata da comunità appartenenti a tre differenti etnie, il Parco Langue de Barbarie alla foce del fiume Senegal, la “Piccola costa” con il suo mare calmo, le spiagge e i villaggi di pescatori. Hanno incontrato comunità, associazioni, artisti, hanno conosciuto i cooperanti della Ong torinese Cisv e i progetti locali, e alla fine hanno riempito di commenti positivi i loro questionari di soddisfazione.
“Non avevo mai fatto un viaggio di turismo responsabile –racconta Rosagrazia Dal Checco, socia del Cral Unicredit di Torino, da poco in pensione-, ma questa proposta mi ha molto incuriosita, mi è sembrata un’occasione speciale. Quello che mi attraeva più di tutto era il contatto con il territorio, le persone. E quando ho letto che serviva spirito di adattamento ho deciso di accettare la sfida, di mettermi alla prova come viaggiatrice. Poi la prova non è stata così difficile: il viaggio era ben organizzato, abbiamo dormito in stanze comode, certo non sempre c’era lo sciacquone e si doveva buttare l’acqua, ma c’è sempre stata la possibilità di farsi la doccia, l’acqua calda, buon cibo e forchette per chi aveva difficoltà a mangiare con le mani dal piatto comune. Con la guida siamo potuti andare in posti, come ad esempio certi mercati, dove da soli non saremmo mai andati. Ma l’esperienza più bella è stata l’accoglienza in famiglia, parlare con le persone, mangiare con loro, giocare con i piccoli. I bambini sono tutti molto educati e rispettosi, forse perché eravamo toubab, uomini bianchi, e ci hanno raccontato che quando un bambino non vuole dormire la mamma minaccia di chiamare il toubab, proprio come da noi una volta “l’uomo nero”!”
Rosagrazia vuole tornare presto in Senegal per visitare anche il Sud del Paese. Ha vinto la sua sfida e ha sperimentato che un viaggio di turismo responsabile non è un’avventura alla Indiana Jones, ma è a tutti gli effetti una vacanza, adatta a qualsiasi tipo di persona. “Spesso lavorando con i Cral –ci spiegano a Viaggi Solidali- dobbiamo prima di tutto spiegare questo, che il turismo responsabile non è fatica e disagio. E che ha un grande valore aggiunto, non solo per le popolazioni dei territori che si visitano ma anche per i viaggiatori, che hanno l’opportunità di visitare luoghi inusuali, vivere davvero l’incontro con i residenti, spendere i loro soldi per migliorare la qualità della vita delle comunità locali. Per venire incontro alle esigenze specifiche dei Cral abbiamo comunque creato un’offerta specifica, selezionando proposte adeguate ai loro bisogni.”
Tra le proposte di Viaggi Solidali per i circoli aziendali, oltre al Senegal, c’è anche un tour della Sicilia occidentale. Si visitano Palermo, Monreale, Selinunte, Mazara del Vallo, Piana degli Albanesi. Si fa tappa a Portella della Ginestra per incontrare i testimoni della strage del 1° maggio 1947 e pranzare all’agriturismo della cooperativa Placido Rizzotto che lavora i terreni confiscati alla mafia. Ci si ferma a Cinisi per vedere la casa di Peppino Impastato. Il risultato è che si vedono luoghi bellissimi e poco conosciuti, ci si rende conto con i propri occhi e le proprie orecchie di quello che è stata ed è la vita da queste parti. E si lascia il 45 percento dei costi della vacanza a realtà che lavorano per offrire alla Sicilia un futuro sostenibile.


COMMENTI